Un anno di segnalazioni: cosa abbiamo imparato dai territori che hanno scelto Comuni-Chiamo

Analisi 12 mesi Comuni di Comuni-Chiamo

Quando si analizzano le segnalazioni dei cittadini, la tentazione è sempre la stessa: fermarsi ai numeri. Quante sono? In quali mesi aumentano? Quali categorie “vincono”?
Ma dopo dodici mesi di utilizzo, i dati raccontano molto di più. Raccontano come vivono i territori, come cambiano durante l’anno e, soprattutto, come cittadini e amministrazioni iniziano a parlarsi in modo diverso.

Guardando i risultati di Comuni molto diversi tra loro – grandi, medi, piccoli, piccolissimi – emerge una fotografia chiara: la dimensione conta meno di quanto si pensi. Conta, invece, la volontà di dotarsi di uno strumento capace di rendere visibile ciò che prima era frammentato.

I protagonisti di questa analisi sono Ravenna (156.443 abitanti), Cesenatico (26.061 abitanti) e Zola Predosa (19.521 abitanti), Medicina (16.712 abitanti) e Vito d’Asio (706 abitanti). I trend sono simili, ma la storia che raccontano cambia molto a seconda del contesto.

Volumi: dimensione del Comune ≠ solo “più segnalazioni”

Partiamo dai numeri complessivi raccolti nell’arco di dodici mesi, dal 1° novembre 2024 al 31 ottobre 2025. A prima vista, i volumi sembrano raccontare semplicemente la dimensione dei Comuni. In parte è vero, ma fermarsi qui sarebbe riduttivo.

I dati mostrano infatti realtà accomunate dallo stesso bisogno: avere un canale strutturato per raccogliere, ordinare e gestire le segnalazioni del territorio, giorno dopo giorno.

  • Ravenna: 14.581 segnalazioni (39,9 al giorno)
  • Cesenatico: 1.913 segnalazioni (5,2 al giorno)
  • Zola Predosa: 1.577 segnalazioni (4,3 al giorno)
  • Medicina: 581 segnalazioni (1,6 al giorno)
  • Vito d’Asio: 71 segnalazioni (0,2 al giorno)

Se Ravenna lavora su volumi molto elevati, con una media di quasi quaranta segnalazioni al giorno, Comuni come Cesenatico e Zola Predosa mostrano flussi più contenuti ma costanti, segno di un utilizzo ormai consolidato nel tempo. Medicina, con poco più di una segnalazione al giorno, rappresenta una scala ancora diversa, dove ogni richiesta è facilmente riconducibile a un bisogno concreto del territorio. E poi c’è Vito d’Asio, una realtà a sé che scopriremo più avanti.

Il punto chiave, quindi, non è solo il “totale”. È il fatto che la piattaforma riesca a reggere bene sia contesti ad alta intensità, come Ravenna, sia realtà molto piccole, dove la gestione ordinata delle richieste diventa fondamentale proprio perché le risorse sono limitate. 

Le segnalazioni non sono tutte uguali, ma seguono la vita delle città

Con l’arrivo della primavera, le segnalazioni crescono. In estate cambiano volto, spesso influenzate dal turismo o da un uso più intenso degli spazi pubblici. In autunno tornano a concentrarsi sulla manutenzione ordinaria.

In un Comune come Ravenna le segnalazioni aumentano in modo significativo nei mesi primaverili ed estivi, arrivando a circa 1.500 al mese, soprattutto su temi come strade e segnaletica, proprio quando la città è più vissuta e attraversata. Un volume di questo tipo rende ancora più evidente quanto sia fondamentale disporre di un sistema unico per raccogliere e gestire le richieste.

A Cesenatico questo andamento è ancora più marcato. Tra maggio e agosto, con l’arrivo della stagione turistica, aumentano le segnalazioni legate a verde pubblico, illuminazione e decoro urbano: piccoli interventi che diventano cruciali quando la città accoglie sia residenti che visitatori.
Zola Predosa, invece, segue un andamento quasi opposto: nei mesi estivi il Comune tende a svuotarsi, il che si riflette in una flessione delle segnalazioni tra luglio e agosto, per poi tornare a crescere in modo deciso tra settembre e ottobre, con 172 e 169 segnalazioni.
Da qui emerge chiaramente che la stagionalità non è un dato astratto, ma un’indicazione molto concreta su quando e dove intervenire.

È un andamento che si ripete, quasi ovunque. E a quel punto la domanda diventa inevitabile: se i problemi seguono cicli così chiari, non dovrebbe farlo anche la loro gestione? Qui il valore di una piattaforma come Comuni-Chiamo diventa concreto: non solo raccogliere segnalazioni, ma leggere il territorio nel tempo, anticipare i picchi, programmare meglio.

Strade, verde, illuminazione: i classici non passano mai di moda

C’è poi un altro dato che attraversa tutti i Comuni, grandi e piccoli. Le segnalazioni parlano soprattutto di cose molto concrete: strade, verde pubblico, illuminazione, segnaletica.
In fondo, per noi non è una sorpresa, ma è una conferma: è su questi elementi che si gioca, ogni giorno, la percezione di cura del territorio.

A Medicina, ad esempio, oltre il 46% delle segnalazioni dell’anno riguarda la manutenzione stradale (271 su 581). Seguono il verde pubblico, che pesa per circa il 18%, e poi rifiuti e decoro urbano. Non grandi emergenze, ma problemi quotidiani che incidono direttamente sulla qualità della vita.

Un quadro simile emerge anche a Ravenna, dove la categoria “strada” da sola rappresenta circa il 35% di tutte le segnalazioni annuali. Subito dopo arrivano segnaletica (circa 17%) e verde pubblico (circa 15%), a conferma del peso centrale della manutenzione ordinaria in una città molto estesa e attraversata.

A Cesenatico, strade e verde pubblico insieme superano il 50% delle segnalazioni totali, mentre illuminazione e decoro urbano coprono complessivamente poco meno di un ulteriore 20%.

Nel caso di Vito d’Asio, la lettura è ancora più netta: oltre il 70% delle segnalazioni riguarda strade e illuminazione, concentrando quasi tutto il bisogno su pochi, ma essenziali, ambiti di intervento.

Nel complesso, i numeri parlano chiaro: cambiano le dimensioni dei Comuni, ma non cambiano le priorità. La qualità della vita passa ancora da interventi concreti, spesso piccoli, ma continui. E avere uno strumento che li raccoglie in modo ordinato fa la differenza tra rincorrere le segnalazioni e governarle.

Quando lo strumento diventa anche organizzazione interna

Non tutti i Comuni usano Comuni-Chiamo nello stesso modo, e rendere possibile questa flessibilità è certamente un nostro punto di forza.
Zola Predosa ne è un esempio chiaro: qui una parte significativa delle segnalazioni riguarda gli edifici pubblici, in particolare le scuole. Centinaia di segnalazioni in un anno sono il segnale che lo strumento non viene usato solo per “dire che qualcosa non va”, ma anche per gestire meglio servizi complessi, in cui il flusso di informazioni è fondamentale.

In questo caso la piattaforma diventa anche un alleato interno: aiuta a non perdere richieste, a tracciarle, a distribuirle tra uffici e fornitori. È la dimostrazione che Comuni-Chiamo non è solo un canale di ascolto, ma può diventare una spina dorsale organizzativa per l’ente.

Il vero indicatore di maturità: quanto partecipano i cittadini

Un altro aspetto che testimonia bene la maturità di un Comune è chi utilizza la piattaforma.
In molte realtà, la maggior parte delle segnalazioni arriva direttamente dai cittadini. In altre, il peso degli operatori comunali resta importante, soprattutto come strumento interno di organizzazione.

Non c’è un modello giusto né uno sbagliato. C’è però un dato che parla chiaro: quando il canale è semplice, accessibile e riconosciuto, i cittadini lo usano. E quando lo usano, l’informazione arriva meglio, prima e in modo più ordinato.

A Ravenna, Cesenatico e Medicina, la grande maggioranza delle richieste arriva in autonomia, tramite web o app. È il segnale che il canale è riconosciuto e utilizzato, perché è percepito come efficace.
A Cesenatico, ad esempio, oltre due segnalazioni su tre vengono inserite dai cittadini. A Ravenna la percentuale è ancora più alta. In altri contesti, come Zola Predosa, il contributo degli operatori comunali resta molto forte, soprattutto come supporto alla gestione interna. L’utilizzo è diverso, ma il messaggio è chiaro: è lo strumento ad adattarsi alle esigenze del Comune, non il contrario.

Il caso Vito d’Asio: piccolo Comune, bisogno molto concreto

Tra tutti i dati, ce n’è uno che colpisce più di altri.
Vito d’Asio, Comune di circa 700 abitanti, con una popolazione che si definisce anziana, ha registrato circa 70 segnalazioni inserite direttamente dai cittadini in un anno.

Le segnalazioni riguardano soprattutto strade e illuminazione: gli stessi temi che emergono nei Comuni più grandi.
Una settantina di segnalazioni possono sembrare poche, ma in un contesto così piccolo significano molto. Significano che il canale è stato adottato, compreso e utilizzato. E dimostrano che anche nei Comuni più piccoli esiste il bisogno di non perdere informazioni e dare risposte tracciabili.

È forse l’esempio più efficace per superare un’idea ancora diffusa: che strutturare la gestione delle segnalazioni sia una necessità esclusiva delle grandi città.

Dietro ai numeri, il contributo reale ai territori

Controllare lo stato delle segnalazioni a fine anno significa valutare il lavoro quotidiano degli uffici. Molte richieste risultano chiuse, altre sono ancora in gestione. È normale. Ma oggi questo lavoro è visibile, misurabile, raccontabile.

Un Comune come Cesenatico mostra una percentuale altissima di segnalazioni chiuse, segno di un flusso ormai rodato e ben gestito. Realtà più grandi, come Ravenna, invece, lavorano su volumi molto elevati, con oltre quattordicimila segnalazioni in un solo anno, ed è naturale che una parte resti in lavorazione, in modo fisiologico.

La vera differenza rispetto al passato è che nulla si perde: ogni segnalazione ha una storia, un percorso chiaro e una responsabilità assegnata.


Chiudere l’anno guardando avanti

Con questa breve riflessione “operativa”, Comuni-Chiamo conclude il proprio 2025, ma in realtà apre una prospettiva. I dati degli ultimi dodici mesi mostrano che Comuni-Chiamo ha dato un contributo concreto ai territori che l’hanno scelto: ha aiutato a mettere ordine, a leggere i trend, a rendere il dialogo più semplice e trasparente.

Che si tratti di una grande città come Ravenna, di un Comune turistico come Cesenatico o di una piccola realtà come Vito d’Asio, il messaggio è lo stesso: quando le segnalazioni trovano un canale unico e accessibile, diventano uno strumento di miglioramento continuo.

E forse è proprio questo il modo migliore di chiudere l’anno: non contando solo quante segnalazioni sono arrivate, ma come siamo riusciti a gestirle, insieme ai Comuni e ai cittadini.

Buon anno e arrivederci a un 2026 da costruire insieme.