L’importanza della formazione digitale per il PNRR

Come già sapete bene, da più di due mesi in Italia è cominciato il processo di digitalizzazione della Pubblica Amministrazione (PA) locale previsto dal Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR). Il piano prevede misure importanti e, per alcuni versi, drastiche, almeno per un Paese come il nostro. L’Italia, infatti, pare non cavarsela molto bene in quanto al grado di alfabetizzazione digitale dei suoi abitanti. In questo senso, affinché le misure adottate siano davvero efficaci, sarà ancora più fondamentale investire nella formazione digitale di tutti e tutte.

Analfabetismo digitale in Italia

Secondo le ricerche dell’UE DESI 2020, l’Italia si colloca al 25esimo posto (su 28 Stati membri dell’UE) per livello di digitalizzazione dell’economia e della società.

Ancora più scoraggiante è il dato sul livello di alfabetizzazione digitale in Europa: in questo caso, il nostro Paese occupa l’ultimo posto. I dati parlano chiaro:

  • il 25% degli italiani non usa Internet abitualmente;
  • appena il 42% della popolazione tra i 16 e i 64 anni possiede competenze digitali di base
  • solamente l’1% dei laureati possiede una laurea in sistemi informatici e di comunicazione, una percentuale ben al di sotto della media europea.

Le cause di questa arretratezza sono varie, complesse e strettamente intrecciate tra loro. In ogni caso, tale situazione si ripercuote sulla società ad ogni livello e, oggi più che mai, restare indietro significa pagare un prezzo molto alto. Considerando l’opportunità che il PNRR rappresenta in questo senso, si capisce l’assoluta importanza e urgenza della formazione digitale. E, come dice qualcuno sul web, non è mai troppo tardi.

Il Piano Operativo della Strategia Nazionale per le competenze digitali

Il 23 dicembre 2020, Ministeri, Regioni, Province, Comuni, Università, Istituti di Ricerca, imprese, professionisti, Rai, associazioni e articolazioni del settore pubblico hanno pubblicato un documento di 154 pagine. Si tratta del Piano Operativo della Strategia Nazionale per le competenza digitali, elaborato nell’ambito dell’iniziativa Repubblica Digitale. Un piano ambizioso, che punta a colmare il gap digitale italiano entro il 2025.

Si compone di 4 assi strategici:

  • istruzione e formazione superiore;
  • forza lavoro (nel settore privato e in quello pubblico);
  • competenze specialistiche ICT (tecnologie dell’informazione e della comunicazione);
  • cittadinanza digitale.

Nell’ambito di ciascuno di questi assi sono individuate le azioni di breve, medio e lungo termine che attuano le priorità e le linee di intervento definite nella Strategia.
Se il tema ha risvegliato il vostro interesse, sappiate che a questo link potete consultare l’intero Piano Operativo. Se 154 pagine vi sembrano tante, qui trovate una sintesi in 7 pagine del documento.

Il logo di “Repubblica Digitale”, l’iniziativa strategica nazionale che punta a ridurre il divario digitale e promuovere l’educazione sulle tecnologie del futuro, supportando il processo di sviluppo del Paese. L’iniziativa è promossa dal Ministro per l’innovazione tecnologica e la transizione digitale e coordinata dal Dipartimento per la trasformazione digitale della Presidenza del Consiglio.

La formazione digitale nella PA: criticità, obiettivi, risorse

In questo momento, l’intera PA ha davanti a sé un compito tanto arduo quanto necessario: semplificare gli aspetti (perlopiù burocratici) che rischiano di frenare lo sviluppo del Paese.

I dati di partenza non sono molto incoraggianti. La situazione attuale è il risultato di un miscuglio di anzianità del personale, riduzione dell’organico e, soprattutto, del taglio delle spese di istruzione e formazione per i dipendenti pubblici. Tra il 2008 e il 2019, infatti, questi investimenti sono quasi dimezzati. Senza contare che a soffrire di più per i tagli sono state le PA periferiche, cosa che ha aggravato le disuguaglianze tra grandi centri e piccole periferie.

Secondo il PNRR, quattro concetti dovranno guidare la riforma della Pubblica Amministrazione:

  • Accesso (snellire e rendere più efficaci e mirate le procedure di selezione e favorire il ricambio generazionale);
  • Buona amministrazione (semplificare norme e procedure);
  • Competenze (allineare conoscenze a capacità organizzative alle nuove esigenze del lavoro e dell’amministrazione);
  • Digitalizzazione (lo strumento trasversale per realizzare al meglio queste riforme).

Ma come si possono mettere in pratica tutti questi obiettivi astratti? Qualcosa sembra muoversi. Da qualche tempo fioriscono webinar, corsi di aggiornamento e decine di altre opportunità di formazione dedicate al personale della PA. Per quanto riguarda la formazione del personale dei Comuni, per esempio, l’Associazione Nazionale Comuni Italiani (ANCI) è sicuramente un canale da tenere d’occhio. L’associazione si rivolge sia all’attuale personale della PA, sia a quella che definisce “la classe dirigente di domani”. Nel 2012, infatti, ANCI ha fondato PUBLICA, la scuola dedicata alla formazione dei giovani amministratori pubblici.

Infine, chi possiede già le necessarie competenze e desidera entrare a far parte della “nuova Pubblica Amministrazione” può farlo attraverso inPa. Si tratta del portale unico di reclutamento del personale della PA rivolto a cittadinanza e Pubbliche Amministrazioni.

I presupposti per la formazione digitale (e non) e la modernizzazione della PA italiana sembrano esserci tutti. Noi di Comuni-Chiamo ci auguriamo che la PA si dimostri pronta ad intercettare queste opportunità e a sfruttarle al meglio. Dal 2011 siamo al fianco dei Comuni italiani per supportarli in un processo di innovazione digitale inclusivo, etico e utile per tutti. Continueremo ad esserlo, sempre di più.