Per Innovare La PA La Trasparenza Non Basta (Ed Ecco Perché Le Nostre Segnalazioni Non Sono Pubbliche)

Innovare la PA significa accompagnare le persone in un cambiamento prima culturale e poi tecnologico. Riuscirci è possibile.

Come mai le segnalazioni fatte su Comuni-Chiamo non sono visibili a tutti?

È forse la domanda che ci sentiamo fare più spesso. Nel 2011, quando Comuni-Chiamo è nato, noi stessi ci siamo chiesti se fosse la strada giusta. Ma se quattro anni fa avevamo qualche dubbio oggi, invece, siamo assolutamente convinti che lo sia.

Questo perché, se da una parte Comuni-Chiamo nasce per rendere più diretta e immediata la comunicazione tra Comuni e cittadini, dall’altra vuole rendere più snelli, efficaci ed efficienti i processi di lavoro negli Enti Pubblici.

Una relazione, però, non può funzionare se una delle due parti non è messa in condizione di poter lavorare bene, e per migliorare il modo in cui lavorano i Comuni un software da solo non è sufficiente: è necessario lavorare con le persone che dovranno usarlo, seguirle nella formazione e, spesso, accompagnarle nel cambiamento.

In particolare, con il tempo nei Comuni si è sviluppato un timore diffuso nei confronti di tutto ciò che è nuovo e verso la trasparenza, timore che ha portato a un atteggiamento di chiusura frutto di esperienze poco felici a loro volta causate da scelte poco lungimiranti, strumenti non adeguati e processi mal progettati.

Quando ci avviciniamo a un Comune non possiamo far finta che tutto questo non esista.

Ecco perché, convinti che oggi l’innovazione debba essere prima di tutto culturale e poi anche tecnologica, non ci limitiamo a dare in mano alle persone un software, ma le affianchiamo in un processo di cambiamento che rispetti i loro tempi, le loro esigenze e che tenga anche conto dei loro timori.

Imporre ai Comuni una trasparenza forzata sarebbe, oltre che ingiusto, controproducente.

La visibilità “senza se e senza ma” costringerebbe chi è abituato a lavorare in un modo conosciuto e rassicurante ad adottare all’improvviso un comportamento che non sente proprio, scatenando una istintiva reazione di rifiuto nei confronti di strumenti che, al contrario, nascono proprio per semplificare la quotidianità lavorativa delle persone, migliorare il loro rendimento e portare benefici tangibili per l’intera collettività. Come si dice: il gioco non vale la candela.

Inoltre, non bisogna dimenticare che rendere pubbliche le segnalazioni significa impiegare tempo per rispondere tempestivamente a commenti, seguire le interazioni, moderare le conversazioni e svolgere tutta una serie di attività che con il “lavoro” di dipendenti comunali hanno poco a che fare. In Comuni dove spesso gli uffici sono già sotto organico, aggiungere mansioni secondarie implica distrarre gli operatori dal loro obiettivo primario: seguire il processo di risoluzione dei problemi, dalla presa in gestione della segnalazione alla sua chiusura.

Al contrario, se si lavora bene, senza fretta e programmando un’innovazione graduale e continua, trasparenza e cambiamento non saranno più viste come un problema ma come una risorsa preziosa.

Arrivare a un tale risultato richiede però un percorso, e questo percorso noi lo abbiamo cominciato quattro anni fa.

Per quanto possa sembrare contro-intuitivo l’innovazione necessita di confini. La sfida degli innovatori è spostarli sempre un po’ più in là.